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Attenzione alla Diagnosi, ma ancor più alla Terapia
scritto dal dottor Mario Castagnini, 2007
Nel nostro libro abbiamo descritto un Protocollo per valutare adeguatamente lo sviluppo di un bambino normale e accorgersi precocissimamente del rischio che un bambino possa avere uno sviluppo non normale.
Purtroppo tale lavoro costato decenni di impegnativa ricerca bibliografica con comparazioni dei dati e di esperienza personale sul campo con bambini da neonati fino al completamento del primo anno di vita, non è ancora entrato a far parte del bagaglio professionale e culturale di tanti professionisti.
Ritengo principalmente una mia colpa il fatto della mancata pubblicizzazione di tale lavoro, ma almeno mi consola la certezza che non è stato per esigenze di interessi particolari, ma solo perché ho sempre pensato esclusivamente al lavoro e alla ricerca.
Spero di poter felicitarmi un giorno che la società possa avere un qualche vantaggio dalla conoscenza delle mie proposte e che soprattutto ne traggano vantaggio i bambini che vengono al mondo con tanta speranza di una buona qualità di vita.
E’ strano che tutti coloro che si interessano di nascite e di vita, a qualsiasi titolo, siano perfettamente ignari del peso che le famiglie sopportano in caso di situazioni di handicap del proprio figlio. Soprattutto come siano disinteressati di conoscere tutte le cause della patologia, delle modalità per prevenirla, delle modalità per curarla, delle possibilità di ridurne la gravità ed il peso…
Quando si tocca questo “tasto” scattano in tutti loro degli strani meccanismi inconsci di rimozione e di rifiuto di guardare in faccia la realtà, e tutto ciò è ancor più vero per coloro, sembrerebbe incredibile il solo pensarlo, che sono in possesso dell’autorità per porvi rimedio o almeno per tentare di farlo.
Freud direbbe che si cerca sempre di rimuovere il male che non si vuol conoscere e anche tutte le condizioni che ci indeboliscono quando siamo privi di risorse per risolverle. Freud mi pare non abbia detto però che quando c’è qualche interesse, in particolare quello economico (denaro, potere, carriera, …), la mente umana si sbizzarrisce a tal punto da riuscire a far credere vere sia le cose vere che quelle false o come fossero la stessa cosa; e ancor peggio (e sempre per qualche interesse recondito che può unirsi a una paura mascherata), non accettare modelli anche se validi se in qualche modo si sospetta possano compromettere la stabilità della posizione raggiunta, o il buon nome della struttura che si dirige, o il poter essere oggetto di critiche e osservazioni negative da parte di colleghi o superiori.
Qualcuno senza mezzi termini mi disse che accettare il modello di prevenzione attraverso una diagnosi precoce ed una terapia tempestiva come noi proponiamo sarebbe come ricusare e squalificare 30 anni di attività, darne un giudizio negativo … e allora, dico io? Un bambino vale meno del tuo interesse? La salute di un bimbo non vale una tua preoccupazione? … Potrei continuare su questo tono, ma non sono filosofo e quindi credo che tutte le parole che posso dire al riguardo non scalfirebbero minimamente la coscienza di chicchessia, anzi …
Ma torniamo al punto che mi interessa. Nel campo pediatrico dovrebbe essere maggiormente conosciuto il modello di sviluppo del bambino normale ( intendiamo della stragrande maggioranza dei bambini ben educati nella loro crescita, comunque sempre della maggioranza anche di quelli cresciuti alla maniera proposta dal consumismo…) che, qualsiasi cosa se ne dica (ma non dice qualsiasi cosa chi se ne intende veramente!), ha come un percorso obbligato prodotto e quasi guidato da una “matrice fondamentale dello sviluppo globalmente inteso” per cui determinate acquisizioni sono la base per altre successive e la premessa per futuri progressi nella conoscenza di se, dello spazio su cui si trova, dello spazio che lo circonda e dello spazio “infinito” da conquistare con tutte le sue attrattive e con tutte le emozioni e sensazioni che può produrre e indurre.
La non conoscenza di tutte queste nozioni inerenti allo sviluppo normale neuro e psicomotorio del bambino fa dimenticare il bambino stesso così come egli è, e come dovrebbe essere. mentre fa elucubrare solo concetti astratti e modelli non reali che potrebbero anche gratificarci dal punto di vista psicologico ma che non sono per nulla aderenti alla realtà.
Ci piace maggiormente saper valutare il peso, la lunghezza o altezza che dir si voglia, la circonferenza cranica ecc. se sono nella norma o meno, come se un bambino un po’ più lungo della norma o un po’ meno pesante dell’attesa fosse meno bambino … Ma se un bambino ad una determinata età si presenta ancora con funzioni che dovrebbero essere superate o con la mancanza di funzioni che dovrebbero essere presenti, non ci crea la stessa preoccupazione.
A nostro avviso invece quei problemi che normalmente ci preoccupano non hanno la stessa forza di incidere sul futuro del piccolo quanto lo possono avere la carenza o il ritardo dello sviluppo o la persistenza di una reflessologia primaria propria delle prime settimane di vita.
Insomma: un bambino magro, o basso, o con la testa piccola o grossa può arrivare benissimo alla autonomia nella vita di ogni giorno e saper camminare, giocare ecc., mentre un bambino con ritardo nello sviluppo ci deve preoccupare perché potrebbe essere domani un bambino handicappato. Perché alla fine questo è il problema: se un bambino è in ritardo nello sviluppo, è sicuramente minacciato di un futuro anormale o patologico, e se questo ritardo si mantiene o diventa più importante si passa dalla minaccia alla realtà e avremo un bambino handicappato!
Con quanto detto fino ad ora, abbiamo quindi posto un primo punto fondamentale nel nostro discorso: è indispensabile conoscere le modalità di sviluppo neuro e psicomotorio del bambino normale per poter determinare con sicurezza e in tempo utile, ogni minaccia o rischio di futuro sviluppo patologico di qualsiasi bambino, in modo da poter consigliare la terapia adeguata precocemente.
Solo così potremmo compiere in pieno il nostro servizio alla famiglia ed alla società in campo pediatrico.
Se è vero che tutti i bambini vanno seguiti e ben valutati dal punto di vista neuro e psicomotorio, ve ne sono alcuni che per le caratteristiche della loro storia anamnestica del periodo perinatale lo devono essere in maniera del tutto particolare.
Da un esame di tutta la bibliografia esistente e da un esame retrospettivo di tutti i bambini con problemi (per essere più chiaro: handicappati) che ho seguito in più di trent’anni di attività, ho potuto codificare un elenco ben preciso di condizioni a rischio di un futuro sviluppo patologico neuro e psicomotorio, una o più delle quali sono sempre presenti in tutti i bambini con problemi presi da me in considerazione e sono: prematurità; dismaturita; parti gemellari; parti distocici (taglio cesareo, ventosa, forcipe); crisi convulsive neonatali; indice di Apgar inferiore a 3 al primo minuto e inferiore a 7 al quinto minuto; parti da madri diabetiche; parti da madri con gestosi; ittero neonatale grave; crisi ipocalcemiche o ipoglicemiche con segni neurologici; parti con liquido amniotico molto tinto o melmoso; neonati con infezioni in atto.
Queste condizioni e situazioni che abbiamo elencato sono il “serbatoio naturale” da cui derivano tutte le situazioni di handicap che non sono di origine genetica o cromosomica per tutti i bambini.
Questo è il secondo punto fermo di tutta la nostra proposta.
La conseguenza di quanto detto è chiara: queste categorie ad alto rischio vanno valutate e seguite in modo del tutto particolare. Ma cosa fare in concreto con questi bambini?
La nostra proposta è questa.
L'osservazione clinica del neonato a rischio (le 12 condizioni sopra elencate) richiede una precisa organizzazione mentale da parte dell'esaminatore:
- idee chiare su ciò che si debba cercare
- “esperienza” e “pratica “
- non provocare irritazione o pianto nel bambino
- non spaventare i genitori
Per quanto riguarda la evidenziazione precoce dei disturbi dello sviluppo neuro e psicomotorio (che possiamo definire anche come disturbi della coordinazione neuro e psicomotoria, o anche come disturbi del controllo posturale), noi consigliamo di eseguire quanto prima (a 21 giorni dopo la nascita, o comunque in seguito alla dimissione dall’ambiente ospedaliero) un breve esame che tenga conto di questi fattori:
- sviluppo posturale e locomotorio sia spontaneo che provocato, in posizione sia supina che prona
- reflessologia primitiva ( meglio indicarla come primaria e fondamentale)
- reattività a prove posturali imposte,
- tono muscolare,
- attenzione e comunicazione (se possibile).
Tale esame sarà da ripetere, nei casi sospetti, ad intervallo di tre settimane.
Se dopo il terzo controllo, con intervallo di tre settimane uno dall’altro, avremo ancora dei “sospetti”, si deve consigliare il trattamento tassativamente.
NB! Naturalmente il “sospetto” sorgerà solo se avremo una “buona capacità” di valutare il margine sia cronologico che qualitativo entro cui una funzione o abilità deve collocarsi.
Quando ci si predispone per l’esame dobbiamo curare che il bambino sia tranquillo; la stanza non troppo luminosa, ben riscaldata e riservata. Si deve parlare con dolcezza e con toni moderati. Nello spogliare il bambino è bene farsi aiutare dalla madre che userà i “trucchi” che conosce perché le necessarie manovre rimangano un piacevole gioco (e se non lo sa fare si può anche insegnarglielo!)
Le condizioni ottimali per ottenere una valutazione attendibile delle attività del neonato sono quelle indicate negli stati 3 e 4 di Beintema e Prechtl (che sia ad occhi aperti, con qualche movimento o anche con attività motoria abbastanza vivace, cioè che non dorma o non sia molto irritato!)
Il giudizio per una presunta normalità o anormalità seguirà la valutazione del livello sia cronologico che qualitativo-funzionale in cui le abilità osservate si collocano all'interno dello sviluppo neuro e psicomotorio ontogenetico normale ( che necessariamente deve essere ben noto all’esaminatore!).
Lo scopo è di evidenziare nelle primissime età della vita del bambino nato a rischio, i segni fondamentali che possono far sospettare un probabile sviluppo neuro e psicomotorio patologico (insufficienza posturale e ritardo neuro-funzionale …) e quindi istituire quanto prima la terapia adeguata.
NB! L'esame va eseguito sempre alle stesse età per ogni bambino (quando possibile naturalmente), e quindi a 6, 9, 12 settimane. Tali età sono state scelte in base a studi sui parametri dello sviluppo e risultano significative.
L'esame in pratica richiede solo alcuni minuti di osservazione della motilità spontanea del bambino posto in posizione sia supina che prona (= reattività posturale spontanea).
Successivamente si provocano nel bambino dei piccoli spostamenti e “sbilanciamenti” per evidenziare maggiormente le capacità posturali spontaneamente acquisite (= reattività posturale provocata).
Solo in un terzo momento si valuta la reflessologia fondamentale (detta un tempo primitiva) e la reattività posturale automatica mediante le specifiche prove posturali ben note, proposte da Vojta.
Nello stesso tempo, in seguito alla manipolazione, si avrà la percezione del tono muscolare e si avrà modo di cercare e evidenziare anche la presenza delle abilità attenzione e di comunicazione.
La valutazione effettuata permetterà all'esaminatore di evidenziare su di un protocollo, preparato allo scopo, tutta una serie di dati che, confrontati con quelli che la media dei bambini normalmente manifesta, determinerà il giudizio conclusivo.
Tali parametri sono strettamente legati tra loro e con il livello di sviluppo neuro e psicomotorio del bambino.
NB! Una differenza di quindici giorni dalla media deve essere ritenuta accettabile e fisiologica.
Le competenze posturali adeguate, sono condizione indispensabile per lo sviluppo delle competenze funzionali, della normalizzazione del tono muscolare, della integrazione della reflessologia primitiva; in altre parole sono il presupposto perché si strutturino fisiologicamente le funzioni inerenti alle capacità di coordinazione motoria normali.
Faranno sospettare, se presenti contemporaneamente, una possibile minaccia “grave“ di sviluppo patologico motorio:
- la mancanza di capacità di controllo posturale,
- la presenza marcata e fissa della reflessologia primaria e fondamentale (detta normalmente reflessologia primitiva),
- il tono muscolare o esageratamente rigido o flaccido,
- il ritardo grave o la mancanza di sviluppo funzionale in relazione alle attese cronologiche.
Nb: non trascurare il contatto sociale
Facciamo presente, e lo ribadiamo con fermezza, che per i prematuri (non rientrano in queste considerazioni i gravissimi prematuri, con segni e sintomi estremi sia cronologicamente che clinicamente) sarà sufficiente il tempo corrispondente a quello di prematurità” perché possano raggiungere le capacità posturali e funzionali dei coetanei e così essere adeguatamente valutati senza più tener in considerazione il fatto della prematurità (parliamo solo di capacità posturali e funzionali e non di altri parametri fisici come peso, lunghezza, ecc...). Quindi un bimbo prematuro di due mesi dovrà essere valutato come i coetanei dopo un periodo di due mesi dalla nascita!
È opportuno trascrivere alla fine il giudizio globale sulle competenze posturali spontanee (supino e prono), provocate (sbilanciamenti supino e prono), automatiche (prove posturali), sul tono muscolare e sulla reflessologia primaria e fondamentale (primitiva).
Tutti i bambini devono essere visitati tre volte alle date consigliate, o comunque a intervalli di tre settimane, prima di emettere il nostro giudizio neurofunzionale, a meno di gravità evidente o patologia nota.
Vanno senza indugio affidati alla terapista, che li tratterà secondo la metodica da noi proposta:
- bambini molto gravi alla prima visita;
- bambini che alla seconda osservazione sembrano essersi aggravati;
- bambini che alla terza osservazione non appaiono "nella norma“ (scarto negativo tra età funzionale e età cronologica).
Inoltre, tutti i bambini presi in considerazione, al fine di una valutazione più completa ed un follow-up corretto, devono essere invitati a visite di controllo anche al 6º e 12º mese.
Successivamente tutti i bambini sono affidati alle strutture di base che garantiranno almeno una visita di controllo annuale fino all'età della scuola dell'obbligo.
Per questi ultimi il protocollo sarà ridotto all'osservazione di grossolane capacità psico-intellettivo-motorie e/o di interesse ortopedico.
Così avrei finito il mio contributo e la mia proposta. Non vorrei però essere frainteso: ho scritto tutto questo per coloro che ne vedono l’utilità e si sentono di approfittarne per il loro esercizio professionale e per il bene dei bimbi; coloro che di queste informazioni non ne hanno bisogno perché le ritengono già note, è sufficiente che le mettano in pratica!!!

