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LO SVILUPPO DEL BAMBINO
Mi sembra ora opportuno soffermarmi ad illustrare in modo sintetico, un po’ schematico, in una breve carrellata, le tappe nello sviluppo del bambino. Tale divagazione ha due particolari significati nell’intero complesso della presente pubblicazione, che verranno in seguito approfonditi: ü È fondamentale che i genitori non pretendano di anticipare i tempi, lasciando che il figlio si sviluppi secondo il regolare percorso di crescita, rispettando le varie tappe, non pretendendo che faccia cose più in avanti della sua età, permettendo alla natura uno sviluppo costante e regolare. ü È però altrettanto importante accorgersi di eventuali ritardi nelle tappe di crescita, poiché potrebbero far nascere il sospetto di problemi allo sviluppo. Nel caso si noti che il proprio figlio ha un evidente ritardo rispetto alle naturali tappe di crescita è bene ricorrere ad opportune precauzioni. Dividiamo lo sviluppo in alcuni sottocampi. CONTATTO CON L’AMBIENTE ESTERNO
Già al primo mese di vita
il bambino comincia a percepire mediante l’udito, la vista ed il tatto.
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SOCIALIZZAZIONE
Il contatto con l’ambiente
esterno si evidenzia in particolare con la socializzazione, ossia il
rapporto con le altre persone. Sotto l’aspetto pedagogico è bene evidenziare
in questo senso che il rapporto interpersonale è alla base della crescita
umana. Tale significativa convinzione è evidenziata dallo studioso Martin
Buber che afferma: “All’inizio è la relazione … l’uomo si fa Io nel Tu”[1].
All’inizio è la relazione, tutto lo sviluppo personale è contrassegnato
dall’aspirazione verso il Tu e soltanto essa dà consistenza
all’Io e ne promuove la crescita. La persona diventa tale nella
misura in cui si apre all’alterità. Questa sottolineatura evidenzia
l’importanza del rapporto, di un atteggiamento di dialogo del genitore verso
il Tu bambino che man mano cresce e diventa persona, scoprendo la piena
consapevolezza di sé stesso come individuo, persona, realtà psicofisica
distinta dalle altre individualità.[2]
LA LOCOMOZIONE INIZIA PRESTO Intendiamo per locomozione la capacità dell’essere vivente di muoversi nello spazio, che non coincide con il cammino, ma si evolve in successione fino al cammino secondo precise tappe. In questo senso analizzeremo ora le varie capacità locomotorie del bambino. Il neonato, se sdraiato a pancia in giù, concentra il peso di tutto il corpo in un punto a livello del collo e non ha nessuna capacità di sostegno. In pratica la zona del corpo che rimane più in alto è il culetto. Il punto in cui si concentra il peso del corpo si chiama baricentro.
Nei primi due mesi il bambino inizia ad essere attratto verso stimoli visivi ed uditivi che lo incentivano ad alzare la testa, sostenendosi per un breve periodo sull’avambraccio. Si ha in questa fase lo spostamento del baricentro del corpo verso la zona dell’ombelico.
Tra il 3° ed il 4° mese, l’ulteriore spostamento del baricentro verso il cingolo pelvico permette di mantenere più a lungo la testa fuori dalla base di appoggio con un’estensione simmetrica del capo.
Intorno ai 4 mesi e mezzo il bambino inizia a spostare il suo baricentro lateralmente per poter afferrare con una mano un oggetto posto dinanzi a sé: si instaura un triangolo d’appoggio formato da un lato da gomito e bacino, dall’altro dal ginocchio.
A 6 mesi si ha l’appoggio simmetrico sulle mani aperte.
Tra i 7 e gli 8 mesi, il baricentro si sposta all’indietro ed il piccolo inizia a caricare sulle ginocchia, si assiste quindi al primo tentativo di posizione quadrupedica che per 2 o 3 settimane consiste nel dondolamento.
A 8-9 mesi in posizione prona il bambino è in grado di strisciare in avanti con il proprio corpo mediante la capacità di appoggio sul gomito e di spinta con l’avampiede opposto.
A 9-10 mesi si ha l’andatura a carponi con schema alternato ed il bimbo comincia ad arrampicarsi in stazione eretta.
A 12-13 mesi si assiste al raggiungimento della stazione eretta senza sostegno che man mano diventa più sicura.
[1] Martin Buber, “Il principio dialogico” (tr.dal tedesco), Ed. di Comunità, Milano, 1959 [2] cfr. Luigi Pati, « Pedagogia della comunicazione educativa », ed. La Scuola, Brescia 1984, pp. 27-29
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