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Da M.Bottos, T.Berry Brazelton,
A.Ferrari, B.Dalla Barba, F.Zacchello (a cura di),
"Neurolesioni infantili, diagnosi e trattamento precoci",
Liviana editrice spa 1989, pp.253-255
DIECI ANNI
DI ESPERIENZA NEL SERVIZIO DI
DIAGNOSTICA E TERAPIA NEUROMOTORIA PER LE
PARALISI CEREBRALI INFANTILI PRESSO L'OPERA
DON CALABRIA DI VERONA E MILANO
Mario
Castagnini
Centro Medico Sociale
"Claudio Santi"
Opera D.Calabria Via Roveggia, 41 - Verona
E' da tutti ammessa l'estrema
importanza della diagnosi precoce per le neurolesioni del periodo
perinatale.
Ogni ritardo comporta gravi conseguenze difficilmente ricuperabili, in
quanto la lesione cerebrale in epoca perinatale compromette la abituale
maturazione evolutiva del bambino.
Le aree corticali deputate alla organizzazione motoria, oltre ad essere
danneggiate per i collegamenti con l sede di lesione primaria, ricevendo
dalla periferia afferenze ed informazioni di atteggiamenti patologici,
saranno per questo stesso motivo ulteriormente condizionate ad uno sviluppo
che possiamo definire quantomeno anormale.
Vi è dunque un rapporto di proporzionalità diretta tra momento della
lesioni, momento della diagnosi e momento della terapia, in relazione alla
gravità delle conseguenze, alle potenzialità di ricupero e alle possibilità
terapeutiche.
In questi ultimi dieci anni sono stati inviati ai nostri centri di Verona e
Milano solo 41 bambini di età compresa tra 0 e 3 mesi per le necessarie cure
in quanto severamente minacciati di futuro sviluppo motorio:
39 sono attualmente normali
2 non hanno ottenuto buoni risultati, uno di essi è deceduto per altre
cause.
Sono giunti inoltre 70 bambini di età compresa tra i 4 e gli 8 mesi: il 10%
di essi non ha più bisogno di cure neuromotorie; si trattava però di bambini
in cui la presenza di patologia era incerta fin dall'inizio (7 bambini
borderline). Il 90% di essi è ancora in terapia. |
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Tutti gli altri bambini sono
giunti a noi ad un'età superiore ai 9 mesi: non hanno avuto che relativi
miglioramenti, rimangono gravi o con indipendenza motoria molto limitata.
| TAB. 1 |
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| Età di inizio della
terapia |
0-3
mesi |
4-8
mesi |
oltre i 9 mesi |
| n. bambini |
41 |
70 |
tutti gli altri |
| % bambini che
necessitano ancora di terapia |
5% |
90% |
100% |
Dobbiamo fare ancora una osservazione circa
la percentuale di trattamenti in relazione all'età eseguiti abitualmente nei
nostri ambulatori. Su 20 trattamenti giornalieri, 17 vengono eseguiti a
bambini in età compresa tra 9 mesi e dieci anni; 1 trattamento a bambini
oltre i 10 anni; 1 trattamento a bambini dai 7 a 8 mesi; 0,7 trattamenti a
bambini da 4 a 6 mesi; 0,3 trattamenti solo, a bambini da 0 a 3 mesi.
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TAB. 2 |
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Percentuale di frequenza
per età su 20 trattamenti giornalieri |
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0,3/20 |
da 0 a 3 mesi
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0,7/20 |
da 4 a 6 mesi |
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1/20 |
da 7 a 8 mesi |
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17/20 |
da 9 mesi a 10 anni |
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1/20 |
oltre i 10 anni |
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Dalla nostra esperienza si imporrebbe un
massiccio e doveroso sforzo perché il trattamento nei bambini sospetti di
futuro sviluppo patologico sia iniziato prima del completamento del terzo
mese.
L'applicazione precoce del principio locomotorio nella terapia delle
paralisi cerebrali infantili si è dimostrato estremamente efficace non solo
a curare l'aspetto prettamente motorio, ma anche a prevenire tutta una serie
di affezioni e problemi collaterali abitualmente associati.
Siamo fermamente convinti della validità del principio locomotorio, ma nello
stesso tempo ci differenziamo dalla tecnica Vojtiana così come ci è stata
proposta almeno negli anni passati.
In base a esperienza, ricerca, osservazioni e controlli siamo giunti a
formulare alcune conclusioni di interesse non solo teorico.
- La terapia sarà tanto più efficace quanto
meno pesantemente interferirà nel condizionare le risposte locomotorie
spontanee. Quindi lo stimolo efficace è leggero, anche se fermo, e va
gradualmente aumentato di intensità modulando le risposte del bambino.
- Le riposte del bambino non sono e non
devono essere ripetitive e stereotipate, anche se sono soggette a precise
leggi chinesiologiche.
- Gli schemi applicati devono possedere un
contenuto locomotorio spontaneo. Da ciò derivano almeno due conseguenze:
a) è indispensabile attendere le risposte mantenendo lo stimolo a lungo
senza l'ansia o la preoccupazione delle
risposte stesse.
b) possono essere studiati e applicati con frutto anche altri schemi o
varianti agli schemi stessi purché il
contenuto locomotorio e la spontaneità delle risposte siano
rispettati.
- La impostazione posturale adeguata per un
determinato schema non deve essere raggiunta categoricamente e ad ogni
costo con ogni bambino. Ma soprattutto nei casi ove fossero presenti
dismorfismi o retrazioni essa va preparata gradualmente applicando lo
schema nel modo migliore possibile curando di non procurare dolore (le
afferenze in questo caso non sarebbero per nulla chinesiologiche).
- La forza terapeutica dello schema è
presente in tutte le varie fasi in cui esso si realizza. In altre parole
ogni fotogramma dell'evolversi dello schema può essere preso come
posizione di partenza nella impostazione del bambino per quello schema.
- La applicazione terapeutica a
piccolissimi, piccoli o adulti non è diversa se non per le variazioni
logiche imposte dalla diversa situazione
psicologica-affettiva-intellettiva, dalla possibilità di collaborazione (=
disponibilità affettiva al trattamento) e dalle alterazioni, dismorfismi o
posture coatte presenti.
- Con i bambini oltre i sei mesi sarà
necessario prevedere le possibili e abituali future alterazioni (retrazioni,
lussazioni, scoliosi ...) e prevenrile con accorgimenti e varianti
particolari.
- Con i pazienti sopra l'anno di età il
trattamento neuromotorio deve essere integrato anche con una forma di
impegno che potremmo definire più che terapeutico, di tipo ludico-ginnico
tendente a proteggere e rinforzare le conquiste fatte. Naturalmente
occorre molta prudenza per non correre il rischio di ottenere l'effetto
opposto.
- L'esperienza e la necessità ci hanno
spinto a studiare e realizzare alcuni schemi terapeutici nuovi e numerose
varianti agli schemi noti: la posizione fondamentale da prono, le
posizioni intermedie, le posizioni verticalizzanti ...
- Soprattutto nel nostro lavoro abbiamo
avuto modo di renderci conto che solo se il momento diagnostico-clinica e
quello più strettamente terapeutico non vengono disgiunti in modo tale che
siano persone diverse con compiti e responsabilità completamente distinti
ad esercitarli, l'intervento nel campo della Paralisi cerebrale infantile
potrà essere veramente efficace ed avere garanzie di ricerca e progresso
scientifici.
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