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MAMME, PAPA’
SIATE STIMOLO
Il vostro
piccolo deve imparare ad affrontare la vita
Dopo aver approfondito,
passo passo, i vari suggerimenti in vista di un completo sviluppo
neuro-psicomotorio dei bambini durante il primo anno di vita, mi accingo a
concludere esplicando la nostra filosofia, il nostro pensiero generale, la
nostra proposta riguardo la crescita nella prima infanzia.
Ci troviamo di fronte ad un futuro e completo uomo che un domani sarà
chiamato ad affrontare quella splendida avventura che è la “vita”. Tutti
siamo consapevoli che nel vivere quotidiano incontriamo gioie, amicizie,
affetti, ma anche problemi, preoccupazioni, prove. In tante situazioni ci
troviamo noi stessi, come protagonisti, a dover arrangiarci, a trovare
soluzioni sempre nuove o adattarci a novità impreviste.
Nella vita ha grande importanza la capacità di avere prontezza e libera
iniziativa, di avere autonomia. Questa autonomia, in senso pedagogico e
psicologico, non è solitudine, non chiede all’uomo di vivere isolato: si
tratta piuttosto di vivere in rapporto con gli altri, avere persone di
riferimento, affetti su cui contare, ma poi sapersi distaccare come singolo
individuo che agisce secondo le proprie scelte, sfruttando le proprie
conoscenze ed abilità.
Molti pedagogisti premettono questo tipo di discorso in particolare
nell’approccio all’educazione di fanciulli, adolescenti e giovani. Luigina
Passuello parla di “Educare alla ricerca”, sottolineando che
“L’educazione come attività intenzionale, quale che sia il contesto in cui
si realizza, manca alla sua ragion d’essere se non abilita il soggetto ad
orientarsi consapevolmente nei vari ambiti di vita e di attività, a compiere
cioè delle scelte che gli consentano di continuare a crescere […] In
famiglia si esprime soprattutto come attenzione all’esperienza di bambini e
ragazzi per cogliervi interessi allo stato nascente da valorizzare”.
Si nota al contrario oggi “una disattenzione che si manifesta nei
ritmi della vita familiare che non danno spazio adeguato all’ascolto “.
Preoccupa inoltre gli studiosi contemporanei “il carattere tragico
dell’estinzione progressiva della curiosità nel corso
degli anni della formazione”.
Le indicazioni proposte nella presente pubblicazione aderiscono a questo
contesto di riflessioni pedagogiche, dimostrando che fin dalla primissima
infanzia vi è modo di educare alla ricerca, quindi a una parte essenziale
dell’autonomia.
L’infante lasciato per un quarto d’ora a pancia in giù, o sul lato, se non
abituato, è meno comodo del neonato che giace nella medesima posizione per
tutta la giornata: si lamenta inizialmente, ma poi si deve dare da fare per
ricercare una posizione prona in cui si possa sistemare, con libera
iniziativa muove, cerca di coordinare secondo le sue potenzialità, esercita
il suo corpicino. Allo stesso modo il bimbo che reclama un gioco e non viene
subito servito deve cercare la strategia idonea per poter soddisfare il suo
desiderio. Prendere in braccio, cambiare il proprio figlio, facendolo
rotolare, richiede a lui di acquisire, sperimentare determinate posture,
movimenti nuovi, esercitarsi.
Il genitore deve
imparare quell’atteggiamento tanto prezioso che il dott.Mario Castagnini
chiama dolce fermezza.
Ecco come può aver inizio l’educazione alla ricerca.
Non si chiede di sforzare eccessivamente il piccolo. Si
tratta piuttosto di lasciare che il piccolo si trovi in una condizione di
leggera difficoltà, di “problema da risolvere”, sapendo che ha sempre vicino
il genitore che garantisce sicurezza e protezione, ma che deve allo stesso
tempo cercare di fare da sé, di arrangiarsi. È un modo di fare nettamente
diverso, pedagogicamente discostato, dal servire e coccolare il bambino ad
ogni minimo lamento, magari tenendolo sempre nel marsupio, come in pancia.
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