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Prevenire i disturbi dello sviluppo nel neonato è possibile !

Basta attuare
una diagnosi precoce
ed una terapia adatta !

A.R.C. - I Nostri figli
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in Monte 23
Verona

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SPUNTI PER RIFLETTERE

Un vecchio professionista, ormai in pensione, scrive
scritto dal dottor Mario Castagnini

Mi permetto di scrivere al giornale della mia città perché so quanto sia sensibile a certi argomenti sociali e quanto desidera che la gente sia a conoscenza della realtà in cui vive e della necessità di cambiare quando i fatti lo consiglino. Ho lavorato nel campo della riabilitazione neuro e psicomotoria dei bambini con problemi dello sviluppo da quasi mezzo secolo (!!!) ed ho profuso in questa attività la maggior parte delle mie energie. Purtroppo mi rendo conto che ancora c’è molto da fare e soprattutto da far conoscere. Questa mattina è venuto da me un bimbo da Brescia accompagnato ovviamente dai suoi genitori: prematuro, con leucomalacia multicistica periventricolare, piccolo per l’età (da noi si insiste nel dire small for date …) ipotonico, con reflessologia primaria e fondamentale vivace, con strabismo bilaterale, con reclinazione del capo accentuata …
… e ancora nel terzo millennio si continua a dire ad una famiglia di aspettare gli eventi così come vanno evolvendosi, e poi si deciderà sul da farsi intorno agli 8 mesi e oltre? !!!! Quelli che il piccolo presentava erano segnali evidentissimi di un rischio gravissimo di un futuro patologico nello sviluppo, ed erano presenti tutti già dalle prime settimane di vita!
Non si può più resistere a tali affronti di una medicina scorretta ed inefficace nel campo della prevenzione e della cura dei disturbi dello sviluppo! E’ proprio ora che qualcuno si rimbocchi le maniche e cerchi di informare e formare!!! (…prima che avvenga il solito fattaccio e si vada per vie legali …) e speriamo che nessuno ritenga il diritto alla salute come una minaccia alla libertà di esercizio di certi professionisti!
Per questo ho scritto all’Arena di Verona questo breve contributo e desidererei che fosse pubblicato in grande, magari in prima pagina: per informare e formare, perché si sappia, perché si possa migliorare!  Noi proponiamo di decidere subito di applicare una terapia riabilitativo-educativa neuro e psicomotoria precoce anche in caso di solo sospetto di disturbi dello sviluppo neuro e psicomotorio del bambino … prevenire infatti è sempre meglio che curare!
È da tutti ammessa l’estrema importanza della diagnosi precoce per tutti i tipi di patologia e quindi anche per le neurolesioni verificatesi nel periodo perinatale. Ogni ritardo nella diagnosi infatti comporta gravi conseguenze allo sviluppo del bambino,  difficilmente ricuperabili in seguito, in quanto la lesione cerebrale in epoca perinatale compromette la abituale e normale maturazione evolutiva del bambino.  Vi è un rapporto di proporzionalità diretta tra
1- momento della lesione, momento della diagnosi, momento di inizio della terapia, e
2- la gravità delle conseguenze, le potenzialità di ricupero, le possibilità terapeutiche.
Le aree deputate alla organizzazione dello sviluppo neuro e psico-motorio, oltre ad essere danneggiate per la lesione primaria e/o per i collegamenti con essa, ricevono dalla periferia tutta una serie di afferenze e di informazioni di atteggiamenti patologici dal corpo del bambino e lo condizionano ulteriormente ad uno sviluppo che possiamo definire quantomeno "anormale".
Dal grafico "cicli di mielinizzazione nel cervello del feto, del neonato e … oltre" si deduce:
1- sia l’intensità dei processi di mielinizzazione alle varie età. Si può notare infatti come sia imponente lo sviluppo cerebrale in epoca fetale (primo riquadro) ma anche come altrettanto importante, se non ancor più, lo sia nei primi 3 – 4 mesi; poi via via fino alla fine del primo anno; oltre tale età si nota un grande calo di "produzione" di mielinizzazione cerebrale (segnale tratteggiato).
Fondamentali, importantissimi quindi i primi tre mesi di vita, in caso di sofferenza o danno cerebrale, per riordinare lo sviluppo di quanto fosse già presente al momento del danno e per ordinare correttamente quanto dello sviluppo è ancora in via di formazione.   Si può dire che a questa età dei tre mesi il medico è in grado di modellare lo sviluppo cerebrale attraverso una esperienza guidata positiva del bambino fino alla normalità delle risposte neuro e psicomotorie secondo i parametri fisiologici noti (anche se molto variabili da caso a caso, ma sempre però ben distinti dai patologici). 
2- sia quindi la necessità di un intervento precoce ed adeguato per evitare la "mal-informazione dal proprio corpo e dalla propria esperienza!".

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  E’ sottinteso che l’intervento terapeutico precoce non è fine a se stesso, non è precoce per precoce!!! Mi si perdoni se insisto: deve essere un intervento soprattutto efficace, deve essere valido a facilitare lo sviluppo fisiologico del bambino. Tale sviluppo fisiologico del bambino deve essere conosciuto in tutte le sue espressioni e manifestazioni alle varie età dello secondo le modalità temporali e funzionali proprie dello stesso.
Quanti interventi di riabilitazione iniziati troppo tardi, ma ancor più quanti interventi di nessun significato riabilitativo!!!
L’unico parametro valido da controllare per l’efficacia di un trattamento facilitante lo sviluppo normale è e resta solo il miglioramento evidente del piccolo paziente.
E nessuno in questo campo se è intelligente può arroccarsi dietro il fatto di una lesione grave o gravissima e quindi dare il verdetto già a questa tenerissima età di bimbo irrecuperabile: così poi non gli resterebbe che dire "sarebbe migliorato comunque anche a non far nulla", qualora qualcuno lo facesse migliorare decisamente nonostante quel precedente fatale giudizio di irrecuperabilità.
Crediamo interessante a questo punto presentare le conclusioni di una nostra ricerca per quanto riguarda la precocità dell’intervento adeguato:
In dieci anni sono stati inviati ai nostri centri solo 41 bambini di età compresa tra 0 e 3 mesi per le necessarie cure in quanto severamente minacciati nel loro sviluppo neuro e psicomotorio : 39 sono attualmente normali, 2 non hanno ottenuto buoni risultati (uno di essi è uscito dal controllo per cause non note).
Confermano il nostro dato altri risultati significativi pubblicati da altri autori . Il dr. Vojta ad esempio: su 2000 casi a rischio, trattati ad iniziare da "0-3 mesi": ha ottenuto una percentuale di normalizzazione dell’ 82%!  (Piccin Editore)
Sempre in 10 anni della nostra ricerca:
sono giunti solo 70 bambini di età compresa tra i 4 e gli 7 mesi. Solo il 10 % di essi non ha più bisogno di cure. Il 90% di essi è ancora in terapia.
Tutti gli altri bambini sono giunti a noi ad una età superiore a 8 mesi: hanno avuto miglioramenti anche buoni, rimangono però con indipendenza molto limitata per le normali funzioni della vita.
Dobbiamo fare ancora una osservazione circa la percentuale dei trattamenti che vengono eseguiti abitualmente nei nostri ambulatori in relazione all'età.
Facendo l’ esempio di un normale Centro di riabilitazione con 20 trattamenti giornalieri:

18,5 trattamenti vengono eseguiti a bambini con età superiore ai 9 mesi;
1.46 trattamenti a bambini dai 7 a 8 mesi;
0,039 trattamenti a bambini da 4 a 6 mesi;
0,001 trattamenti solo, a bambini da 0 a 3 mesi.

Dalla nostra esperienza si imporrebbe, da parte dei pubblici poteri, un massiccio e doveroso sforzo perché il trattamento nei bambini sospetti di futuro sviluppo patologico sia iniziato prima possibile: fine del 3° mese, inizio del 4° , "nella speranza concreta di diminuire drasticamente il numero di coloro che necessitano delle terapie in altre età".
A parte il valore umano, morale, sociale, … questa nostra proposta è anche "redditizia" …
Cosa possiamo mettere a conclusione di questa prima lettera alla cara Arena? Almeno tre cose speriamo rimangano chiare per tutti:
1. I primi mesi di vita del bambino sono fondamentali per il suo futuro, qualunque sia il bambino, qualunque sia il suo stato, la sua condizione, la sua salute.
2. Occorre saper fare una diagnosi precocissima dei disturbi dello sviluppo. Chi non la sa fare può impararla, chi non la vuole imparare …
3. Occorre intervenire precocissimamente con una terapia adeguata, efficace a facilitare lo sviluppo normale. Chi non la conosce può impararla, chi non la vuole imparare …
rimarrebbe ancora una osservazione: è inutile dire "io so tutto e nessuno più mi può insegnare nulla" se poi arrivano ancora bambini come sopra abbiamo descritto; non è infatti credendo di sapere che si sa, ma dimostrandolo nei fatti.