MAMME, PAPA’ SIATE STIMOLO
Il vostro piccolo deve imparare ad affrontare la vita

Dopo aver approfondito, passo passo, i vari suggerimenti in vista di un completo sviluppo neuro-psicomotorio dei bambini durante il primo anno di vita, mi accingo a concludere esplicando la nostra filosofia, il nostro pensiero generale, la nostra proposta riguardo la crescita nella prima infanzia.
Ci troviamo di fronte ad un futuro e completo uomo che un domani sarà chiamato ad affrontare quella splendida avventura che è la “vita”. Tutti siamo consapevoli che nel vivere quotidiano incontriamo gioie, amicizie, affetti, ma anche problemi, preoccupazioni, prove. In tante situazioni ci troviamo noi stessi, come protagonisti, a dover arrangiarci, a trovare soluzioni sempre nuove o adattarci a novità impreviste.
Nella vita ha grande importanza la capacità di avere prontezza e libera iniziativa, di avere autonomia. Questa autonomia, in senso pedagogico e psicologico, non è solitudine, non chiede all’uomo di vivere isolato: si tratta piuttosto di vivere in rapporto con gli altri, avere persone di riferimento, affetti su cui contare, ma poi sapersi distaccare come singolo individuo che agisce secondo le proprie scelte, sfruttando le proprie conoscenze ed abilità.
Molti pedagogisti premettono questo tipo di discorso in particolare nell’approccio all’educazione di fanciulli, adolescenti e giovani. Luigina Passuello parla di “Educare alla ricerca”, sottolineando che “L’educazione come attività intenzionale, quale che sia il contesto in cui si realizza, manca alla sua ragion d’essere se non abilita il soggetto ad orientarsi consapevolmente nei vari ambiti di vita e di attività, a compiere cioè delle scelte che gli consentano di continuare a crescere […] In famiglia si esprime soprattutto come attenzione all’esperienza di bambini e ragazzi per cogliervi interessi allo stato nascente da valorizzare”[1]. Si nota al contrario oggi “una disattenzione che si manifesta nei ritmi della vita familiare che non danno spazio adeguato all’ascolto “[2]. Preoccupa inoltre gli studiosi contemporanei “il carattere tragico dell’estinzione progressiva della  curiosità nel corso degli anni della formazione”[3].
Le indicazioni proposte nella presente pubblicazione aderiscono a questo contesto di riflessioni pedagogiche, dimostrando che fin dalla primissima infanzia vi è modo di educare alla ricerca, quindi a una parte essenziale dell’autonomia.
L’infante lasciato per un quarto d’ora a pancia in giù, o sul lato, se non abituato, è meno comodo del neonato che giace nella medesima posizione per tutta la giornata: si lamenta inizialmente, ma poi si deve dare da fare per ricercare una posizione prona in cui si possa sistemare, con libera iniziativa muove, cerca di coordinare secondo le sue potenzialità, esercita il suo corpicino. Allo stesso modo il bimbo che reclama un gioco e non viene subito servito deve cercare la strategia idonea per poter soddisfare il suo desiderio. Prendere in braccio, cambiare il proprio figlio, facendolo rotolare, richiede a lui di acquisire, sperimentare determinate posture, movimenti nuovi, esercitarsi.
Il genitore deve imparare quell’atteggiamento tanto prezioso che il dott.Mario Castagnini chiama dolce fermezza. Ecco come può aver inizio l’educazione alla ricerca.
Non si chiede di sforzare eccessivamente il piccolo. Si tratta piuttosto di lasciare che il piccolo si trovi in una condizione di leggera difficoltà, di “problema da risolvere”, sapendo che ha sempre vicino il genitore che garantisce sicurezza e protezione, ma che deve allo stesso tempo cercare di fare da sé, di arrangiarsi. È un modo di fare nettamente diverso, pedagogicamente discostato, dal servire e coccolare il bambino ad ogni minimo lamento, magari tenendolo sempre nel marsupio, come in pancia.
Ogni stimolo potrà contribuire pure alla capacità riflessiva di ragionamento, di riflessione, di soluzione delle difficoltà, nonché alla creatività. Da grande il bimbo sarà una persona che si sa destreggiare, sa ambire ad una propria autonomia, senza essere abituato a dipendere e farsi servire.
Logicamente tutto questo sarà complementare al naturale e doveroso rapporto di affetto tra genitore e bambino.


[1] L.Passuello, “Educazione e progettualità” in “Pedagogia della famiglia” Studium Educationis, CEDAM 2002

[2] L.Passuello, “Educazione e progettualità” in “Pedagogia della famiglia” Studium Educationis, CEDAM 20

[3] E.Morin, “La testa ben fatta” p.16. dello stesso autore cfr.anche “I sette saperi necessari all’educazione del futuro”, p. 39 R.Cortina, Milano 2001