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TEMPO AL TEMPO

 “Oserò esporre qui la più grande, la più importante, la più utile norma di tutta l’educazione? Non è guadagnare del tempo, ma perderne”[1].

Tutta la storia della pedagogia, a partire dal suo stesso padre Russeau per poi passare attraverso ogni teorico ed educatore, insiste sul fatto che nella crescita non bisogna anticipare i tempi del bambino né ritardarli, trattarlo a seconda dei suoi bisogni e capacità attuali. Tanto più per quanto riguarda la crescita neuro psicomotoria è indispensabile non anticipare i tempi. Come si è visto negli scorsi capitoli l’evoluzione delle capacità neuro psicomotorie del bambino è ben scandita a seconda dell’età. Quindi, affinché tale percorso non subisca variazioni dannose, è importante rispettarlo. Non si metterà così seduto un bambino fino a che non sia capace lui stesso di raggiungere la posizione seduta. Lo stesso discorso vale per il cammino, lo stare in piedi. Per rendere l’idea è efficace la seguente immagine: pretendere che un bimbo di un mese sia comodo in posizione seduta, o che un bimbo di cinque mesi stia in piedi, equivale a volere che una persona comune sia comoda, a suo agio, senza difficoltà, mentre cammina su un filo di equilibrismo sollevato alcuni metri da terra.
Diventa così regola fondamentale il lasciare il piccolo nelle posizioni che è capace di raggiungere da solo in modo che si possa arrangiare a scoprire piano piano le proprie potenzialità ed evolverle.
Allo stesso tempo è importante che il bambino sia al passo con i propri coetanei nel naturale ritmo di crescita. Nel caso si evidenziassero ritardi è bene non attendere, prendere opportune precauzioni, affinché questi ritardi, che sembrano piccoli ed a queste età sono facilmente risolvibili, non si ingrandiscano e diventino seri problemi per il futuro. 

ATTENZIONE AL TEMPO DI PREMATURITA’
Un argomento delicato è l’approccio a bambini prematuri, riguardo al quale ci sono varie teorie. È per noi molto importante prestare particolare attenzione alle situazioni di prematurità perché, se trascurate, possono essere la causa prima di seri disturbi nello sviluppo neuro psicomotorio. Per questo abbiamo adottato una regola che ci permette di non correre rischi, di essere sicuri di garantire al piccolo una dignitosa vita futura.
È per noi fondamentale asserire che: si accettano ritardi nello sviluppo del bambino prematuro rispetto a quello dei coetanei soltanto per un periodo pari al tempo di prematurità; si pretenderà poi da lui uno sviluppo alla pari con i coetanei. Ad esempio, se un bimbo è nato al 7°mese di gestazione, quindi con due mesi di anticipo, si potrà accettare che nei primi due mesi non sia al passo con bambini suoi coetanei; oltre il 2° mese si dovrà pretendere che lui dimostri le capacità dei suoi coetanei, se sarà ancora in ritardo è bene non sottovalutare la situazione. Qualcuno potrebbe obiettare che anche nei mesi successivi è prematuro e risente per essere stato per meno tempo nell’involucro materno: bisogna però considerare che i due mesi “persi”, li ha vissuti nell’ambiente esterno, gli hanno dato occasione di ricevere molti più stimoli di crescita rispetto a quelli presenti in pancia.

[1] Jean-Jaques Rousseau, “Emilio” I, in « Opere », pag. 396

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