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Come abbiamo accennato precedentemente, il
successo di questa terapia in caso di alterazioni dello
sviluppo per danni verificatesi nel periodo perinatale o
in gravidanza è strettamente legato alla precocità di
diagnosi e dell’adeguato intervento terapeutico stesso.
Sarà allora di fondamentale importanza l’evidenziazione precoce anche della
sola “minaccia”, del solo “probabile sviluppo” patologico motorio, dal
momento che all’età di pochi mesi non sono evidenziabili segni più sicuri
del “probabile o possibile”.
Prima
di tutto è doveroso tener presenti alcune premesse basilari:
a- Le singole
parti del corpo, in modo del tutto particolare l’apparato locomotorio, non
sono attive o attivabili separatamente le une dalle altre.
b- L’attività di ciascuna area del Sistema Nervoso Centrale influenza le
attività di tutte le altre aree funzionale dello stesso e ne viene a sua
volta influenzata .
c- L’attività del
Sistema Nervoso Centrale è caratterizzata soprattutto dalla adattabilità e
non dipende solo da specifici gruppi di circuiti neuronali.
Da quanto
esposto ne risultano due conclusioni essenziali e cioè:
- una grande
possibilità potenziale di recupero del cervello .
- Gli
schemi locomotori proposti dalla terapia neuro e psicomotoria sono definiti
“globali” in quanto attivano ed esigono risposte da tutto
l ‘organismo a tutti i livelli.
2-Sviluppo della contrazione muscolare
E’ stato dimostrato neurofisiologicamente
che l’impostazione di uno schema o l'ideazione di
un movimento si realizza, a livello cerebrale , qualche frazione di secondo
prima della effettuazione dello stesso .
Lo schema neuro e psicomotorio viene effettuato
“cerebralmente “ prima ancora che inizi la realizzazione
oggettiva!!
Prolungando quindi il
tempo di resistenza alla effettuazione di uno schema, non solo aumentiamo la
forza dello stimolo , ma anche l’intensità e la completezza della risposta
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Queste
considerazioni hanno una notevole implicanza nel campo terapeutico
riabilitativo: il mantenere la posizione di partenza contro resistenza
massimale (= massima resistenza possibile all’interno degli schemi
fisiologici, dove l’unità di misura è il fisiologico e non l’intensità
della forza di intensità impiegata ), il mantenere la posizione di
partenza, dicevamo, impedisce solamente lo svolgimento oggettivo del
modello, mentre la sua realizzazione a livello cerebrale è completa dopo
l’attivazione .
La sola contrazione muscolare isometrica ottenuta nella posizione di
partenza , realizza già, anticipando, la posizione di arrivo.
Tutto ciò ci viene confermato, ad esempio dalle ricerche
di Evart e coll. (Europa Med. Phys, 17, 1981, pag. 262):
a- Il grado di
attività dei neuroni della corteccia motoria è in rapporto all’ampiezza
della contrazione muscolare e non a quella del movimento che
tale contrazione determina.
b- La corteccia motoria è sede di attività prima che si verifichi il
movimento.
c- La corteccia sensoriale entra in attività dopo che si è verificata la
contrazione muscolare iniziale.La sua funzione è pertanto quella di aiutare
e
guidare il movimento senza partecipare alla sua
attivazione.
Queste e altre osservazioni analoghe ci portano a ipotizzare che
gli esercizi fisici contro resistenza
dovrebbero avere appunto un effetto facilitante sull’attività
cerebrale e quindi sull’apprendimento.
La maturazione
del S.N.C. porta alla formazione e alla memorizzazione di schemi motori
“predeterminati” che vengono e che verranno poi utilizzati per ogni tipo
di attività di movimento finalizzato.
Tali schemi motori vengono immagazzinati come “engrammi” nelle aree
corticali sensitive e di associazione sensitiva.
Ogni qualvolta l’organismo effettua una attività motoria già eseguita in
precedenza , quindi “appresa”, viene attivato l’engramma corrispondente e la
catena di movimenti prende l’avvio .
Da quanto esposto dunque si può quindi affermare che , LA DISFUNZIONE
CEREBRALE PUO’ ESSERE SUPERATA SOLO PERCORRENDO LA VIA DEI SEGNALI SENSITIVI
, A PATTO CHE ESSA SIA INDENNE.
Un’altra
importante acquisizione , ormai accettata da tutti, è che il problema
fondamentale determinato da sofferenza o dalla lesione cerebrale alla
nascita è l’impedimento dello sviluppo delle capacità di controllo della
postura del corpo, che viene definita come insufficienza
posturale.
Da questo che riteniamo la scoperta fondamentale,
è derivata una nuova impostazione della terapia delle paralisi cerebrali
infantili.
Infatti , a parte i primi grossolani tentativi terapeutici, è da tutti
ammessa l’estrema coerenza dell’approccio terapeutico
neuromotorio su base neuroevolutiva evocante schemi congeniti o
innati di carattere locomotorio , mediante stimoli adatti in posture
adeguate.
Su quest’ultimo
argomento è doveroso chiarire alcuni punti da noi ritenuti fondamentali:
- Col
termine neuroevolutiva si intende che il campo di
azione è legato prevalentemente a disturbi motori di origine neurologica .
- L’espressione
neuroevolutiva ricorda che il bambino rispetta un
determinato modello di sviluppo, una precisa sequenza di evoluzione
neuromotoria . La nostra terapia si rifà a questa evoluzione :
quindi sarà l’osservazione dell’evoluzione neuromotoria del bambino che
permetterà di valutare e modificare la terapia e di fare un passo
avanti nel programma terapeutico.
- Evocante
schemi congeniti o innati: E’ il principio
fondamentale.
E’ facile rendersi conto come ci sia quasi un codice
genetico , derivante dalla
filogenesi e dalla ontogenesi , che spinge
il neonato ad assumere atteggiamenti e schemi
locomotori propri della specie a cui appartiene .
-
Un altro principio importante è che questi schemi
possono essere evocati in qualsiasi momento
della vita mediante stimoli adatti in posture
adeguate. Quindi anche un neonato potrebbe
essere stimolato a realizzare schemi locomotori . Ciò faciliterebbe
l’attività del terapeuta
permettendo di anticipare decisamente il movimento e di aver la
sicurezza di applicare una terapia con le qualità necessarie .
Da quanto abbiamo esposto, risulta di
fondamentale importanza un approccio terapeutico che rispetti il
comportamento cerebrale e l’evoluzione motoria del bambino.
Perciò tutti gli schemi
terapeutici dovranno rispettare le tappe motorie normali
proprie di un bambino normale (ontogenesi del comportamento
umano ) mediante stimoli adatti in posture adeguate.
Per notizie e informazioni particolareggiate sulla terapia e la diagnosi
precoce vedi il libro di dr. Castagnini
"I disturbi dello sviluppo neuro
e psicomotorio del bambino". |
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