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il Cuore di un Padre

Le ombre della sera
avvolgevano dolcemente del loro manto
le maestose navate della cattedrale.
Solo una luce furtiva
dalle vetrate istoriate
illuminava appena
una persona inginocchiata umilmente,
accasciata.
Era sola,
così almeno credeva;
e pregava.
Io l' ho sentita.

0 Signore
io non posso pregare.
Sono povero, misero, peccatore.
Le mie parole fanno te sorridere
e me di vergogna arrossire.
Ma sono un padre
e non posso tacere:
mio figlio è handicappato grave.
Tu hai voluto che fosse mio figlio.
Lui non sa parlare.

Perdona se ti chiamo solo Signore
ma non mi sento di invocarti come Padre.
Non voglio e non è giusto
che io mi senta tuo figlio.
Mio figlio,
non mi ha mai chiamato per nome.
Anche gli altri, vedi,
i normali, i tuoi figli,
ci tengono lontani
quasi temendo i tuoi atri abbruttire.

Così,
me ne starò in disparte,
in silenzio,
da solo,
nel buio,
con un figlio nel cuore.
Perdona...
ma perché non vuoi che mio figlio
conosca il tuo nome?
Perché lasci che mio figlio
non possa chiamarti, amarti
come Padre?


 

Ah... non voglio più pregare,
non posso più pensare a te,
non m'è più possibile godere
della tua presenza.
Non perseguitarmi oltre
con il tuo amore,
la tua misericordia,
la tua pazienza.
Colpiscimi,
abbattimi pure,
fammi morire
assieme a mio figlio.

Pensa...
la luce del sole mi ferisce;
le bellezze, del creato mi fanno soffrire;
il pensiero del mio focolare mi spezza il cuore…
Come posso pregare?
come ti posso lodare, esaltare, cantare?
Avessi io
anche solo un briciolo
della tua potenza!
la userei solo per sanare,
e non solo mio figlio.
Se fossi altrimenti fammi morire.

Hai mandato tuo figlio
a benedire e sanare
annunciando il tuo regno.
Gli apostoli tuoi
guarivan gli infermi.
Pietro non aveva né oro né argento
ma ha guarito lo storpio
alle porte del tempio...
Com'è che oggi
tutti i tuoi servi
predicano solo e benedicono
senza sanare?

Io bestemmio, lo so,
ma sono padre
di un figlio handicappato grave.
Io manco di fede,
lo riconosco.
… Ne avessi anche solo
come un granello di senapa...
ma dimmi, chi ne ha ai nostri giorni?

 

lo manco di speranza, lo so, ed è peccato,
ma quale speranza può avere
colui che ha perduto l'amore?

a mia presenza in questo luogo
potrà apparire priva di senso,
ma io vengo lo stesso,
 non mi stancherò di tornare
e senza pregare,
da solo
la sera
per non disturbare.
Son sicuro che un giorno
ti stancherai di me
e di mio figlio,
perché per lui io vengo.

Oh... Signore
avessi tu solo un po'
del mio amore di padre,
solo un po'
del mio dolore di padre
solo un po'...
 ... Perdonami, o Dio ma mi sento solo e affranto
non so più quel che mi dico
non so più quel che mi faccio.
0 mio Dio, o mio Dio,
perché mi hai abbandonato?

Poi fu silenzio.
Io volli conoscere il viso
 di quella persona
di cui avevo carpito il segreto
e corsi leggero
alla porta del tempio.
Ma fu solo un'ombra.
I miei occhi
velati di pianto
non seppero scorgere altro.
Il mio cuore ormai sapeva:
mio figlio è handicappato grave.

Scritto da Mario Castagnini                   

 

Nessuno dei nostri lettori, crediamo, riceverà scandalo per le durezze espressive di questa preghiera. L' ha composta, a nome di tanti genitori disperati, il nostro collaboratore Ma.Ca. che passa la sua vita trattando casi di tal fatta. In queste parole, che paiono tanto estranee al consueto linguaggio ‑ della fede e della speranza, rugghia un mare di amarezza che non sa trovar lenimento. Forse anche noi siamo passati accanto a queste realtà e, come gli uomini del Tempio, abbiamo girato la testa per non vedere.

Ma la realtà rimane. L'autore di questi versi, facendosi voce di chi vive una lunga e atroce vicenda, non vuol ripetere agli afflitti parole stereotipate che non infondono speranza e credono di pagare il debito della solidarietà con formule superficiali.

Egli cerca di coinvolgerci, di trascinarci dentro la situazione, di farcela sentire nostra, mia, di turbare la nostra tranquillità artefatta e malsicura. Chi di noi, infatti, è esente, per diritto divino, da possibilità di sventura? Dovremo assumere come divisa la distrazione del mondo o cavarcela con qualche logora parola; peggio ancora, con la scappatoia: è toccata a lui?

Noi ci metteremo accanto a quest'uomo che prega in tono così strano. Non ripeteremo le sue parole, ma nemmeno le giudicheremo. Anzi, le ascolteremo con cuore umile, umile e aperto. Sappiamo che il Padre comprende questi e altri strani linguaggi. E questo stesso Padre interpella anche noi, che non siamo meritevoli di miglior trattamento. Ci interpella perché la fratellanza che ci lega tutti in Cristo diventi operante. A tutti i livelli e con urgenza.

                                                                                                                 N.d.R.

 

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