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Semplici Parole

scritto da Armando Abbondanti, 2005

Questo scritto si fa interprete a distanza di anni (ben vent’otto), si fa interprete della mia voglia di continuare ad amare l‘idea, che la vita di una creatura venuta al mondo con danni cerebrali permanenti, possa essere riportata alla normalità, o il più vicino possibile ad essa. Questo per evitare che sia la propria esistenza, che quella di chi le sta accanto, siano penalizzate nonché sconvolte, da tutta una serie di problematiche derivanti dal danno avuto, oscurando per sempre la possibilità di conoscere ed apprezzare le meraviglie del creato.
So che, questo mio volere sembra per molti del tutto inadeguato o privo di senso, poiché già siamo da anni in un mondo  preparato quanto predisposto a salvaguardia dei più indifesi e della loro salute. Ma allora cosa ci faccio io qui, nella casa di un Santo, quale San Giovanni Calabria e perché vi parlo? Sono forse un predicatore, o un illustre personaggio!?
No, niente di tutto ciò, sono semplicemente un disabile, che ha avuto la fortuna di essere amato fino dal primo istante di vita, parlo di Amore, (con la “A” maiuscola) un amore profondo, quello che va al di là di un singolo giorno. Amore….una parola composta da 5 lettere……sicuramente difficile da pronunciare …..a differenza di un’altra parola composta da 12 lettere…..più comoda da pronunciare: “INDIFFERENZA”.
Ma veniamo a me….Nacqui quando a madre natura piacque, come accade a tutti gli esseri di questo mondo, ma in circostanze sfavorevoli, infatti era l’ora di punta di un giorno qualunque. Il personale disponibile non era tutto presente, (come da buona tradizione vuole, prima vi sono i propri affari, poi il proprio dovere), quindi mi misero in coda come da bravo cittadino quale dovevo diventare, l’attesa mi fu fatale.

Un’ora, sessanta minuti cosa volete che siano, tanto per nascere c’è sempre tempo, e poi che differenza fa? E’ anni che facciamo questo lavoro e adesso tu ti vieni a lamentare perché non ti faccio nascere in orario?

Come sessanta minuti possano cambiare l’intera esistenza di una persona non sarò certo io a dirvelo, poiché voi tutti ben sapete come basti solo un attimo, per perdere quello che si ha di più  caro, (come ad esempio la salute del proprio bimbo). Restiamo all’improvviso soli a parlar con Dio, e a Dio ripetiamo: “Perché, perché Signore mi hai castigato, perché mi hai rovinato la cosa che più amavo?” Non c’è risposta ma solo tormento in questo attimo fuori dal tempo. In mezzo a tanta gente, all’improvviso rimaniamo soli, con il cuore rigonfio d’ira che ci travolge, sconvolti, come muti naufraghi finiamo lontano, siamo persi, divorati dall’odio, spezzati dal dolore. Le reazioni sono varie, da uomo a uomo, assai diverse.
Alcuni, persa la ragione, imprecano contro la mala sorte, altri invece rifuggono l’accaduto come se non fosse loro compito il badare a quel misero affare, qualche altro, sconsolato, si rassegna, appagato, quasi inerme, ad una vita di triste…., ma vi son anche uomini più audaci, che non si arrendono, testardi, mai domi  ma nemmeno selvaggi, cercano con coraggio, uno spiraglio, sottile fune tesa, cui la mano salda s’aggrappa alla novella speranza, luce di questo ritrovato mondo.

Ma torniamo a me… Appena nato si accorsero che qualcosa di “strano”  era successo….. si “ qualcosa di strano”, ma nessuno né parlò, tacquero il fatto perché nessuno di loro  era colpevole di reato, non potevo essere io un loro insuccesso.
Considerato “malato” mi mandarono a casa ben presto, ma che cosa avevo di così grave? A questa domanda, non ci fu mai una  chiara risposta da parte ospedaliera, potevo essere cieco, sordo o muto oppure tardo, col tempo si vedrà signora, lo scopriremo. Bontà loro, promisero di li a poco tempo una visita di controllo che non ebbe mai luogo, in compenso così scrissero a memoria sui loro archivi con fiero orgoglio: < madre e figlio sono stati dimessi entrambi in ottime condizioni di salute>. SCUSI ????? < madre e figlio sono stati dimessi entrambi in ottime condizioni di salute> 

Perdonatemi di questo mio vecchio narrato, del ’59, se vi ho impolverato con quanto accadeva nel secolo passato, oggi per fortuna molto è cambiato, …già, per fortuna è arrivata la tecnologia che ogni dubbio scaccia via…!  (Oh, amica cara, su cui poter contare ogni momento, senza ombra di dubbio o tradimento, al nostro fianco vigile sempre l’abbiamo, non ci si può sbagliare, ogni giorno di essa ce ne serviamo, la sfruttiamo e a nostro piacere l‘usiamo, e di essa ci vantiamo perché di continuo la miglioriamo, e di questo ce ne vantiamo).
Sarà…!? Ma i nostri figli vengono al mondo come una volta, con l’uomo che li valuta e li controlla, li esamina con cura, quindi potete stare tranquilli, perché nascono tutti sani e belli oggi i vostri bambini, parola d’uomo!
Mai sentito parlare di paralisi cerebrale infantile?

(No, io sono solo un povero dipendente, e faccio solo quello che mi dicono di fare, tacere e lavorare, si ogni tanto mi passano strane  buste che devo archiviare! )             Zitto, infame!
Molti nella vita mi hanno posto domande alcune piacevoli, altre  scomode, vi sono state pure quelle idiote; ma nessuno mi ha mai chiesto come potrei raffigurarmi usando tela e pastelli? Certo, io non so dipingere, ma non per questo sono meno capace di esprimere la mia condizione con giuste forme e appropriate tinte.
Immaginate: un vetro infranto, da un sasso buttato da persona oscura, ombra furtiva, che di umano ha solo l’aspetto che  prosegue tranquilla per la via a ripetere l’insano gesto, senza che nessun osi inquisirla per il danno causato… Secondo voi si può parlare di reato?...... (pausa)
No, diamine!!...!! è solo un vetro, si può cambiare, sostituire, o al meglio riparare….NO ?????   
Si..., riparare, ma come? Ci sono vari modi, e io li ho provati quasi tutti. Una vera fortuna direte voi, trovare un struttura sanitaria così pronta, aperta ed ospitale, parallela all’ospedale. Questa pia balia di te si prende cura, che tutto pensa, e che per te tutto ti fa su misura. Non importa sapere da che patologia sei affetto, tranquillo, tanto molti altri hanno lo stesso tuo difetto, ci sono altri come te… più o meno, con lo stesso aspetto, quindi ti daremo anche a te la stessa medicina, con serenità, si la stessa medicina che diamo a tutti quanti, sempre uguale, ormai da oltre 90 anni.
Signori non temete, non mi sono confuso, quello appena descritto (pare) proprio un ospedale militare. Che cosa centri questo mio parlare, con i vostri figli è difficile immaginare, questa è la reale situazione che ora perdura, ma in tanti, in troppi la chiamano RIABILITAZIONE, ma vi assicuro, cari amici, questa    non altro è che pura follia..., ma tranquilli c’è lo Stato che paga, ma da vero inesperto. Si ma paga….. paga lo stesso   ma chi!? che cosa?
Questo non è importante… l’importante è che paghi!


Ma qui davanti a me vi sono tante persone che hanno creduto, come me, nell’Amore. Genitori arrabbiati, si perché derubati del bene più profondo, la salute dei loro figli, dei loro nipoti, persone improvvisamente emarginate per la loro “disgrazia”. Eppure loro hanno trovato la forza di fondare un’associazione per il recupero delle cerebrolesioni, perché disabili si può anche nascere, “malati” si diventa!

Ma San Giovanni, cosa c’entra in tutta questa vicenda? Non scordiamo come don Giovanni Calabria,  mise con fede, tutta la propria vita in mano alla provvidenza, così come ogni sua Opera di bene, giorno dopo giorno, passo dopo passo. Egli intorno a sé raccolse fanciulli orfani, ragazzi restati senza più fissa dimora, diseredati, uomini senza più alcuna speranza di tornare a una vita normale, ingoiati dall’idiozia umana che voleva primeggiare, a conquista del mondo. (pausa)
Egli senza paura credeva in ciò che faceva, e fatta sera la sua paga era scorgere, un sorriso furtivo ma sereno di qualche suo ”fanciullo”. Ciò solo gli bastava, gli dava forza per proseguire quel lento cammino d’incessante amore, al resto ci pensò il Signore. Morto il Padre fondatore non perì con lui l’intenzione di continuare a servire con uguale Amore. Così volle il Signore che un erede di quel Padre trovasse ostacolo, inciampando sopra inciampò in un vetro infranto… si un bimbo… piccolo, inerme, malato, con poco fiato,  quel bimbo aveva qualcosa di veramente strano, faceva ribrezzo soltanto il guardarlo, eppure era vispo e gaio, in quel corpo turpe e così sgraziato, quasi informe; ma in che modo lo si era curato?...
La domanda divenne ben presto un tarlo, il servo erede ripeteva tra sé e sé, di continuo: <<Signore, Signore mio, parlami, aiutami a capire questo fatto, io di te solo mi fido e di nessun altro, dimmi tu come posso, io, aiutarlo?...Dammi un segno, Signore ti prego!!!...>>.
Qui, oggi, ne siete testimoni di quella risposta…di quel segno…… riuniti avete risposto con viva partecipazione, a sostegno di questa piccola associazione, dando prova matura e solidale, che qualcosa si può fare. Non esitate ora, fatevi prendere dal coraggio, perché, voi potete fermare quella mano oscura, basta solo non avere paura! E’ questa che vi blocca….si…è la paura che  vi blocca la parola, vi soffoca la mente,spegne in cuor vostro ogni pensiero lucente. Parlatene, parlatene di questa nuova terapia,  parlatene sempre di diagnosi precoce, con chiunque e dovunque, perché il sapere è potere; tacere sarebbe ben più comodo ma alquanto vile, sordido egoismo imbecille, come il rubare privare dell’ultima sola speranza, un moribondo.
Anche, se troverete chi non vi crede e non vi ascolta, di questo rimedio dovrete continuare a parlargli ugualmente: non abbiate paura di essere derisi o talvolta insultati o addirittura ignorati; rammentate,… che siete Cristiani!!!
E Lui disse: <<Andate: io, vi mando come agnelli in mezzo ai lupi.>>


Io, ogni volta che guardo  o che incontro un cerebroleso, penso:  <<ma chi sarà stato quel pazzo che ha sfregiato in quel modo il volto del Figlio di Dio? >>

Se queste mie parole non cadranno morte, come io spero, per merito vostro quest’associazione diverrà sempre più ampia e forte, ricca di valori, che renderanno più saggio forse il mondo, e questo andrà solo a vostro vantaggio, allora giustizia sarà fatta e ogni maramaldo sarà decorato da ogni sasso da lui lanciato.
Qui concludo questo mio discorso, cari amici, ringrazio voi tutti per il cortese ascolto, ma ora invoco il materno perdono, poiché ella mi richiese di parlar a voi in sua vece, ma ditemi voi come potevo esprimervi le mille e una essenze che ronzano per la sua mente, in tempo così breve? Sapeste quante, perle di saggezza, ha per ognuno di voi in mente. Ad una, ad una, in anni di vita le ha raccolte, e dentro al suo grande cuore sono ben riposte, ma in giusto tempo le avrete, colmando con piacere, il vostro desiderio di sapere.
Un canto, per ristoro, ora vi propongo e questo sia vessillo dell’Associazione… e che il Santo ci dia la sua benedizione.

Giorgio Gaber             (1972)

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Vorrei essere libero come un uomo.

Come un uomo appena nato che ha di fronte solamente la natura
e cammina dentro un bosco con la gioia di inseguire un’avventura,
sempre libero e vitale, fa l’amore come fosse un animale,
incosciente come un uomo compiaciuto della propria libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come un uomo che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia
e che trova questo spazio solamente nella sua democrazia,
che ha il diritto di votare e che passa la sua vita a delegare
e nel farsi comandare ha trovato la sua nuova libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche avere un’opinione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come l’uomo più evoluto che si innalza con la propria intelligenza
e che sfida la natura con la forza incontrastata della scienza,
con addosso l’entusiasmo di spaziare senza limiti nel cosmo
e convinto che la forza del pensiero sia la sola libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche un gesto o un’invenzione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Da "Dialogo tra un impegnato e un non so"

Discorso pronunciato  Il 30 Ottobre 2005
via San Zeno in Monte
in Verona
presso: l ’ “Opera Don Giovanni Calabria”
Da: Michele Serleti
Scritto da: Armando abbondanti

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